venerdì 13 febbraio 2009

Ecco la risposta di Facebook


I vertici americani del Social Network, seppur con qualche ritardo, danno una risposta all'emendamento D'Alia (UDC). Fb risponde che adottare una politica del genere è come adottare come misura di sicurezza l'interruzione di una linea ferroviaria perché sui vagoni dei treni i graffiti rappresentano immagini e scene sconce o da censurare. [Sob!!] Non si viaggerebbe più né in Vesuviana né in Metropolitana, sì si potrebbe chiudere un nodo ferroviario come si chiude un network, potrebbe essere un'idea, fra le tanti geniali dei nostri amministratori questa non sfigurerebbe.

giovedì 12 febbraio 2009

COME FARSI MALE DA SOLI ANCHE SE NON LO SI DESIDERA

In proposito a quanto riferito nel post precedente, vi collego ad un'intervista a D'Alia che la dice lunga su quanto si prospetta per Social Network, Blog, e quant'altro.. Rivelazioni che hanno del fantastico del tipo che se io dico una parolaccia ad Antonello, o peggio gli dico che gli romperò la faccia appena lo rivedo, ed anche se Antonello è il nick name di un tizio che abita dall'altra parte del mondo - avendo riportato una "minaccia" il blog, Social Network o quel che sia, deve essere oscurato. Di questo passo potrò scrivere che odio a morte Giacomo, per far oscurare un intera piattaforma per Blog, il nostro nella fattispecie. Oggi, dove le minacce volano al primo incrocio con le auto in transito a croce uncinata - croce uncinata si potrà dire? Boh?! Anche se Giacomo non mi legge e non lo sa! Ragazzi il problema è serio.

P.S.: se a quanto detto aggiungiamo le vibrate proteste di Rifondazione Comunista per la cancellazione della propria pagina da Facebook il quadro è completo

COME FARSI DEL MALE DA SOLI

Leggo da Repubblica online l'articolo, relativo alle problematiche nascenti non solo su Face Book, ma su tutti i social network, ossia, usare il Sn non per allargare le proprie conoscenze esercitando il diritto democratico dell'esprimersi liberamente, ma utilizzandolo per inutili facezie, per stupide cose Tutto ciò apre una serie di domande: "è giusto censurare colui che inneggia a Totò Riina? E se un giorno un utente di Fb si dedicasse alla più greve blasfemia, sarebbe da censurare?" Secondo Lessig, non si può ledere il dritto di alcuno ad esprimersi ma qualche dubbio in questi casi sorge "spontaneamente". Non basta giustificarsi pensando che la "madre dei cretini è sempre gravida"; ci vuole altro, più mobilitazione, coprire semmai il marcio col velo della non curanza. Oggi un emendamento a firma D'Alia potrebbe richiedere la messa in campo di ulteriori controlli sulla rete, controlli che stavolta agirebbero direttamente sui social network. Lessig ne resterebbe esterrefatto, ma se la motivazione come si legge nell'articolo è quella di evitare che su Fb si inneggi a Totò Riina, è chiaro che sia comprensibile che parte dell'audience conceda un minimo di accordo nello stringere ulteriormente le maglie dei controlli. In effetti qualche riferimento del genere lo ritroviamo anche nelle riflessioni di J. L. Zitrain. Se ad esempio un buontempone si spaccia per Alessandro Del Piero, creando una falsa identità sul social network più in voga, e se attraverso questa falsa identità passa il tempo ad inneggiare al nazismo e all'antisemitismo, è ovvio che il calciatore ignaro, per tutelare la sua immagine e soprattutto perché contrario a quanto accreditatogli, si rivolga ad un legale per le cautele del caso.. ed ecco paventarsi lo spettro della guerra fra legali tanto temuta da Lawrence Lessig, una guerra fratricida che potrebbe spegnere con i suoi ammorbanti fumi la vita della e nella rete.

venerdì 6 febbraio 2009

MESSAGGIO PER IL VISITATORE

Ormai le ore dedicate alle lezioni in aula ed al laboratorio sono terminate, è tempo di: report, resoconti, bilanci. E' in via di stesura, la relazione finale che riassuma in brevi ma cogenti righe: impressioni, valutazioni ed esperienze -che hanno arricchito l'e-pensiero di tutti gli allievi-. Nello specifico Giacomo ed io tratteremo il cyberspace ed i limiti alla sua libera fruizione dal punto di vista di Zittrain e Lessig (non trascurando al riguardo le opinioni di Stallman), con l'intento di interpretare il pensiero di questi fondamentali scienziati della legalità e del web e darne un resoconto ampio ai lettori del blog e non solo.

P.S.: Il blog sul quale stai navigando è stato impostato per favorire una lettura dal primo argomento postato all'ultimo, come si fruisse di un libro.

giovedì 4 dicembre 2008

Finalità

Lo scopo di questo blog è racchiuso nell'intenzione di avere un confronto sinergico con tutti gli studenti - e non - che seguono con attenzione il problema dell'e-democracy.
Attraverso il contatto via web, si potranno discutere metodologie e sistemi di attuazione per una puntuale analisi dei livelli di "Democrazia Elettronica". I quesiti da porsi scaturiranno mano a mano che si avanzerà nel corso di studi tenuto dal prof. F. Amoretti e dal suo collaboratore dott. M. Santaniello.

COS'E' L'E-DEMOCRACY

E-Democracy, contrazione di Electronic Democracy (Democrazia Elettronica), neologismo in lingua inglese con cui comunemente si intende descrivere l'utilizzo delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione all'interno dei processi democratici. Le pratiche democratiche vengono comunemente associate alle elezioni e al voto, che sono lo strumento più conosciuto della democrazia rappresentativa. Quando il rapporto tra politica e cittadinanza diventa più partecipato, attivo e diretto si parlerà, invece, di democrazia partecipativa. Negli ultimi anni stanno emergendo nuove forme di partecipazione democratica che, oltre ad essere partecipate, tendono a utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione. Le Istituzioni, avvertono la necessità di conoscere più direttamente i bisogni e le esigenze della popolazione (e la cittadinanza sente di poter e dover partecipare di più alla vita politica di una nazione), per cui sono spinte ad utilizzare qualsiasi canale di dialogo, fra cui quello offerto dal web. Il principio generale di Democrazia Elettronica Partecipata, comprende le pratiche e le sperimentazioni di utilizzo delle tecnologie telematiche (Internet o telefonia mobile) da parte dei cittadini per condizionare le scelte politiche delle istituzioni democratiche di qualsiasi livello (locale, nazionale, sovranazionale, internazionale) attraverso:

  • l'accesso alle informazioni politicamente rilevanti (archivi ipertestuali in linea);
  • l'offerta di luoghi di discussione pluralista (conferenze elettroniche, newsgroup);
  • la possibilità per tutti di intervenire in modo più o meno vincolante nei processi decisionali (voto elettronico, sondaggi permanenti).

Dunque, l'e-Democracy, dovrebbe essere l'insieme di strumenti di accesso e informazione che permettono ai cittadini di votare consapevolmente e di controllare nel tempo che i loro rappresentanti agiscano in conformità al mandato ricevuto. A tale scopo è fondamentale per l’e-Participation l’abbattimento del divario digitale (digital divide), in maniera da consentire l’accesso alle ICT (Information and Communication Technologies) per ciascun cittadino. A tal proposito, citando Derrick De KercKhove (sociologo canadese allievo di Mc Luhan):"Internet [...]è trasparenza e la democrazia non può che guadagnarci e tanto dall'assoluta trasparenza, come nello Stato dell'India dove la corruzione è stata quasi debellata perché, sono state messe in rete le informazioni sul come vengono spesi i soldi pubblici e a chi vengono dati. Trasparenza come base per la decisione e il coinvolgimento dei cittadini in un'epoca post-ideologica, in cui le differenze tra partiti contano poco e niente, l'autogoverno dei cittadini attraverso la Rete è il futuro per questo noto e ascoltato sociologo canadese [...]. Per Pierre Levy, sociologo francese, ritenuto uno dei "maestri del pensiero" della Rete, Internet diventa addirittura un'utopia salvifica per la democrazia che con grande enfasi ritiene l'unica alternativa praticabile e vincente per il governo del mondo e delle realtà locali: la "cyberdemocrazia planetaria". Nel Piano Nazionale di e-government si pone tra le cinque principali linee d'azione dei prossimi anni l'avvio di progetti per lo sviluppo della cittadinanza digitale, definiti di "e-democracy". L'intento dichiarato è fronteggiare la crescente complessità delle decisioni pubbliche con un coinvolgimento ampio delle competenze ed esperienze diffuse nella società, attivando dinamiche a distanza di contatto, dialogo e consultazione. L'e-democracy contraddistingue quei processi che prevedono l'uso di strategie e tecnologie dell'informazione e della comunicazione da parte degli attori democratici (amministratori, cittadini, associazioni, enti pubblici e privati) nell'ambito dei processi politici e di governo di comunità locali, nazionali e internazionali. L'e-democracy è il punto di arrivo del percorso che dalle azioni di e-government si propone di costruire una più ampia e-governance con l'obiettivo di migliorare la qualità della convivenza comune passando attraverso l'infittirsi dei rapporti tra i soggetti attivi sul territorio. Per raggiungere livelli di efficacia l'e-democracy deve riassumere almeno tre dimensioni:
  1. l'informazione, come premessa ad un rapporto trasparente e paritario tra i vari attori democratici;
  2. il dialogo, più gestibile e amplificato grazie all'esistenza di nuovi canali di comunicazione;
  3. la consultazione, con forme variabili di contatto a distanza finalizzato alla partecipazione concreta di tutti gli attori alla redazione di documenti e alla presa di decisioni.
Il grado di sviluppo di queste dimensioni classifica gli strumenti on line della e-democracy secondo il loro livello di interattività e il livello della potenzialità di incidere direttamente sul livello della governance locale. Avviare iniziative di democrazia elettronica non significa tanto "dare voce" ai cittadini, ma invogliarli a partecipare, a percepire altri momenti di coinvolgimento diretto che non siano solo quelli legati al momento del voto. E' necessario, in primo luogo, un background di informazione, ampiamente disponibile e accessibile nei contenuti e nel linguaggio. E' importante poi che l'amministrazione si dimostri aperta al contatto e che siano previsti spazi, on line ma anche off line, dove esprimersi secondo delle regole prestabilite. I decisori o i funzionari pubblici , nell'apprendere l'uso delle nuove tecnologie di comunicazione, devono imparare a partecipare, a rispondere, ad indicare i tempi della risposta, a fare uso delle informazioni emerse dalle discussioni. I prodotti dell'interazione possono essere parte di un processo decisionale. In questo caso i cittadini sono parte di un percorso di cui sono chiare le tappe (il momento informativo, consultivo, decisionale), le modalità (livello di ascolto delle opinioni, forma di accoglimento delle proposte), gli attori (partecipazione dei decisori locali, di funzionari pubblici, di cittadini, di associazioni) e gli obiettivi (progettazione cooperativa di un documento, proposta di soluzioni alternative per progetti in corso, emendamenti ad una bozza in discussione, espressione di pareri su decisioni prese o in corso, e così via). Un'indagine dell'OCSE ("Citizens As Partners. Information, Consultation and Public Participation in Policy Making", 2001) ha individuato cinque macro fasi nel processo di partecipazione popolare, che possono aiutare a capire a livello pratico le tipologie di attuazione dello stesso:

  1. l'informazione;
  2. il feedback;
  3. la consultazione dei cittadini;
  4. la partecipazione attiva, volta a proporre e discutere soluzioni alternative;
  5. la valutazione che gli utenti sono chiamati a fare sui risultati del processo partecipativo.
La valutazione del livello di e-democracy raggiunto da un paese e dalle sue Istituzioni, si compie mediante l'utilizzo di varie tecnologie e metodologie. Fra di esse troviamo lo studio di indici come l'E-PI (che valuta i siti ufficiali dei partiti politici), l'E-LI (che valuta i siti ufficiali dei Parlamenti), il WAES (che valuta i siti ufficiali di governi o ministeri. Un ulteriore indagine può essere svolta mediante il metodo di analisi parametrica ARPA-L (Analisi delle Reti della Pubblica Amministrazione Locale). Con questo metodo, non trattato in questa sede, i siti vengono analizzati sulla base di oltre 120 indicatori, che contribuiscono in vario modo alla formazione di sei indici settoriali. Il fine di questo blog sarà posto nel tentare di valutare alcuni siti Istituzionali, e non solo. In una parte di esso si tratterà anche la questione della struttura di rete, della neutralità di questa e la libera navigazione.